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COS’E’ LA TORSIONE E IL RUOLO DELL’ATM NELLO SBILANCIAMENTO?

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ATM Articolazione Temporo Mandibolare e relazione con determinati muscoli.
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Evidente malocclusione nonostante la centratura dei condili ATM – A. Valsecchi – Teoria di Occlusione Muscolare – Milano, 1993 I ed. pag. 110
La torsione è la conseguenza logica di uno sbilanciamento datato.

Anni ed anni di sbilanciamento mandibolare comportano spesso, ma non sempre, usura dentaria e a volte, la perdita dell’asse muscolare, ovvero il mento tende a spostarsi di lato e le due labbra risultano non più centrate tra di loro. Cosa succede? Il soggetto mastica da un solo Lato, quello Basso, quello che alla sbarra non entra in contatto, quello che “appartiene” alla spalla bassa e alla gamba che cede e al lato del collo inclinato.

Il che presuppone, per rimettersi in Asse corretto, è necessario uno spostamento del mento e mandibola verso il lato dentario alto, una rotazione di tipo orario od antiorario secondo traiettorie curve, il che richiede uno spessoramento sostenuto dei denti dal lato basso, proprio per sostenere la torsione e il nuovo Asse.

Quindi, ammettiamo che ci si appenda alla SBARRA o si faccia il test dell’aspirazione forzata (Coca-Cola) prima di iniziare l’auto-riabilitazione: il soggetto aspirando l’aria forte a denti ravvicinati sentirà un solo contatto: un contatto di retrusione, sul lato dentario Alto, contemporaneo ad una mandibola bilanciatissima spazialmente, ma poggiante soltanto su un dente.
Rilassandosi poi, ritornando all’intercuspidazione (o BACIO), automaticamente la mandibola ruoterà riportandosi alla posizione abituale fuori asse e sbilanciata, ruotando e assestandosi in Torsione.

Per cui sono due le torsioni delle quali si parla generalmente:

  1. la TORSIONE PASSIVA propria della mandibola sbilanciata.
  2. la TORSIONE ATTIVA che va sostenuta con i rialzi minimi e puntuali, principalmente da un lato, che riporta la mandibola in asse e in bilanciamento nei confronti della mascella.

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Cosa succede all’articolazione temporo mandibolare e alle strutture collegate ad esse?

Un condilo si adegua alla cavità glenoidea che esso ha conformato negli anni della malocclusione, ma conseguentemente anche la cavità si adegua al condilo sbilanciato tanto che la cavità può avere pareti ossee usurate dal condilo che preme, fino in certi casi (vedi crani del Museo di Anatomia di Genova) a diventare quasi trasparenti come alabastro.
Il condilo quindi preme in cavità soprattutto contro il tetto della Fossa Glenoidea a causa di mancanza di D.V. – Dimensione Verticale dei denti posteriori, mentre il tetto di una cavità glenoidea integra non è mai a contatto vero e proprio della testa del condilo; non completamente comunque in gioventù, in quanto il menisco si è riservato uno spazio minimo fisiologico che impedisce alla testa del condilo di premere contro il tetto della cavità, ma è uno spazio che via via però si riduce con il proseguire della malocclusione e che scompare del tutto in età matura quando collo e schiena denotano altezze dentarie posteriori insufficienti a mantenere la schiena in posizione corretta. 

In caso di altezze verticali ridotte dei denti, i condili si deformano, è logico. Essi non possono retrocedere però se non di un millimetro circa. Essi forzano e si deformano nella zona superiore della cavità stessa e in quella posteriore.
Diversamente, in una mandibola bilanciata il condilo è leggermente anteriorizzato, non è mai centrato anatomicamente (visto di profilo come fanno nelle varie radiografie e immagini strumentali, logicamente) rispetto alla cavità stessa. Andate a vedere i crani secchi per farcene un’idea di cosa si parla.
Nella malocclusione invece, il condilo è centrato in cavità, un condilo centrato è indizio proprio di sbilanciamento di bocca.
Quindi il condilo dalla cavità non può dislocarsi, è lì, preme, si deforma, si inclina a seconda del tipo di sbilanciamento esistente.
Recuperando D.V. i denti impediscono al condilo di premere, pur senza necessità che questo si abbassi; si abbassa solo la mandibola e condilo e articolazione assumono semplicemente un’altra inclinazione. Fate la prova usando un dito in mezzo al calco in gesso e abbassando la mandibola, immaginando l’inclinazione della stessa e la rotazione in avanti dei condili che non debbono necessariamente uscire dalla cavità, oppure andate a vedere sugli Appunti Rossi le foto degli anziani nelle ultime pagine.
Oriella, signora che ha subito un mostruoso avanzamento della bocca grazie al bite di un famoso chiropratico (!!!), presenta invece un abbassamento della mandibola e un avanzamento contemporaneo dei condili in direzione dell’eminenza articolare. Questo è quanto di più sbagliato si possa fare, ma questa è una metodica ancora diffusa e presa a prestito da un gnatologo torinese, per quel che ne so io. E’ innaturale, sbagliata, assurda, inutile, da cancellare.
Diffidate da chi vuole impostare la mandibola in modo innaturale.

A. Valsecchi 2011, 2016  a cura di C. Morcone – appim lab

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