Esistono infiniti tipi di sbilanciamento e le classi scheletriche sono oramai da oltrepassare, visto che lo fanno anche i medici…servono per individuare una situazione ma ognuno poi ricade in una situazione davvero personale e la terza classe in sé non è il male peggiore.
Bisogna fare delle valutazioni, uno schema in base al risultato delle manovre muscolari di controllo, individuare il problema più grave di tipo occlusale. Capire se il mento è scivolato in avanti a causa dei denti o per esempio per via di ricostruzioni laterali incongrue (su impianti) oppure se questa posizione è muscolarmente la propria e quindi impossibile da modificare.
Ora, se aspirando forte l’aria a denti ravvicinati si riesce a retrocedere di tre millimetri o più con il mento, significa che si può senza dubbi tentare sul bite di riposizionarsi all’indietro almeno di un paio di millimetri e lì stabilizzarti in futuro su nuove fosse inferiori. Se per contro, aspirando la mandibola retrocede pochissimo (non perché bloccata pero’ da un canino o da un incisivo) significa che muscolarmente lì si deve restare.
A questo punto bisognerà risolvere il problema in altro modo, pero’ precedenza assoluta al bilanciamento antero-posteriore e latero-laterale, lavorando sulla resina del bite inferiore in modo da capire le regole dei contatti
tra cuspidi palatine e fosse inferiori.
L’obiettivo è il raggiungimento delle simmetrie di contatto dentario bilaterale in corso di manovra di tensione o appesi alla Sbarra con le due braccia alzate e testa dritta.
E’ il solo mezzo per riuscire a reimpostare la tua bocca in bilanciamento senza rischiare negli anni successivi
una recidiva. Per quanto riguarda l’intervento chirurgico, lasciamo stare, non è proprio il caso; qualsiasi risultato sarebbe transitorio e lo sbilanciamento muscolare e la sensazione di essere “storti” di viso, collo e schiena non si risolverebbero.
Riportare all’indietro il mento probabilmente sacrificando un paio di premolari inferiori significa solo dare un risultato estetico temporaneo e comunque lo sbilanciamento residuo non potrebbe che creare nel tempo ulteriore malocclusione e asimmetrie.
©A. Valsecchi a cura di C. Morcone 2004, 2015.