
Con questo articolo vorrei ricordare il prof. Giuseppe Sermonti, genetista di fama internazionale, che ci ha lasciato nel dicembre 2018, illustre biologo, letterato, scrittore rigoroso e poetico, scrutatore dei recessi cellulari quanto dell’anima, celebri sono stati i suoi studi scientifici ed egualmente le sue posizioni assolutamente indipendenti su teorie evoluzionistiche. Ricordiamo tra le tante opere “Il crepuscolo dello scientismo”, “Il tao della biologia”, “Scienza senz’anima”, “Le forme della vita”, in tutto oltre venti opere.
Abbiamo perso una persona di intelligenza superiore e davvero libera nel suo pensiero, di cui ho personalmente letto diversi libri. Tra la fine del 2001 e l’inizio del 2002, egli fu l’unico (o quasi) a rispondere a certe attese della signora Valsecchi, paziente risolta che ha messo a punto il metodo di Occlusione Muscolare che qui viene proposto, applicato, discusso, condiviso. Credo possa essere un valido contributo da parte mia pubblicare questa lettera di presentazione al cattedratico illuminato e per ricordarlo con affetto. Carmine Morcone, tecnico di bilanciamento.
Egregio direttore,
nell’Editoriale del n. 93/3 della rivista Biology , si invitano gli assistiti ad assumere un ruolo attivo nella ricerca biologica. In questa mia desidero sottoporle la mia esperienza da ex malata e paziente malocclusa che per ben cinque anni si sottoposta inutilmente a trattamenti di specialisti gnatologi. In seguito, grazie ad una auto-riabilitazione dentaria, utilizzando certe manovre muscolari della mandibola da me sviluppate per tentativi, sono riuscita risolvere i miei disturbi fisici ed anche psicologici e a capire alcune cose che desidero portare all’attenzione di chi legge.
Dalla mia esperienza ho rilevato che non è l’età o altre cause ben specificate all’origine di tanti piccoli e grandi disturbi fisici e psichici. Essi vanno dal mal di schiena fino ai disturbi all’orecchio, occhio, passando per la stanchezza cronica, un certo nervosismo, una specifica insicurezza, una instabilità nel corpo e nella mente, etc. Se questi disturbi, dei quali io soffrivo e dei quali soffre la maggior parte della popolazione adulta italiana scompaiono o si attenuano già in corso di bilanciamento muscolare della bocca, la soluzione di questi mali va ricercata nell’ambiente orale, nella bocca.
Proseguendo nelle riflessioni di quanto mi stava accadendo, arrivai a convincermi per evidenza, che corpo e mente sono effettivamente un tutt’uno collegato. Mi accorsi che col bilanciamento mandibolare non solo si verticalizzava l’atteggiamento muscolo-scheletrico ma si modificavano in me, contemporaneamente, l’atteggiamento mentale, il carattere e la personalità. Nascevano in me un’energia fisica e mentale impensabili prima, da paziente.
L’attività sbilanciata della mandibola e condili altera i collegamenti muscolari e scheletrici operando un’azione di disturbo sulle vie della trasmissione midollare. Ne consegue la nascita di disturbi fisici ma anche psicologici. Faccio un esempio sui disturbi del secondo tipo: L’ansia generalizzata e lo stress sono caratteristiche presenti nella quasi totalità dei malocclusi, che generalmente non si rendono conto di essere tali. Si sentono sani. E lo sono sani, pur soffrendo di tanti disturbi e sindromi. Ho sperimentato che bilanciando la bocca l’ansia e il cosiddetto stress, spariscono. la mente si acquieta. L’individuo non soffre più di insicurezze, di complessi , di fobie, di antipatie immotivate; vive da persona equilibrata, non piange più. La mandibola (il corpo), sembra quindi avere il potere di comandare la mente, o meglio, la mandibola ristabilendosi spazialmente per via delle simmetrie muscolari-scheletriche e di contatto, riporta i collegamenti nervosi ed ormonali alla normalità.

Faccio un altro esempio: in seguito al bilanciamento mandibolare, l’infiammazione artrosica scompare, la cervicalgia e la cefalea con e senza aura ed il mal di schiena si attenuano o si risolvono del tutto, così come certe aritmie e fitte intercostali senza causa apparente. I dolori trigeminali, il senso di troppo freddo, la sindrome da fatica cronica, mioclonie, distonie, una tendenza verso le infiammazioni in varie parti del corpo senza specificità. Esiste quindi una correlazione tra alcune malattie neurologiche ed osteo-artro-muscolari e la malocclusione mandibolare.
Credo che questi concetti possano essere condivisi dai medici ai quali mi rivolgo dalle pagine di questa rivista. Essi provengono da una sperimentazione iniziata su me stessa agli inizi degli anni ’90 e possono essere valutati e sperimentati anche da chi volesse approfondire la materia e tentare di bilanciarsi da solo la bocca sul bite inferiore consegnato dal dentista di fiducia, tramite il metodo che proponiamo diffondiamo ed insegniamo.
Ringrazio il professor Giuseppe Sermonti per la disponibilità a seguirmi in questi ragionamenti proponendoli ai lettori della Rivista.
Adriana Valsecchi, responsabile APPIM www.appim.it (Associazione Pazienti con Problemi Mandibolari), Milano il 16-01-2002
Il professore così risponde alla lettera sulla rivista Biology:
La proposta della sign.a Valsecchi con principi adottabili forse solo dai pazienti, può essere sviluppata dalla classe odontoiatrica che difficilmente però sarà disposta a considerare i suggerimenti di una persona autodidatta, pur se risolta. Ho fatto notare alla Signora che la sperimentazione su una sola persona (lei stessa) è troppo limitata e le ho chiesto una casistica. Ho ricevuto estratti di alcune persone che hanno adottato il suo metodo, da cui leggo che le persone traggono dei benefici. Le prove sperimentali non sono purtroppo mai esaurienti e un metodo, per essere accettato, deve prima aderire al paradigma dominante, che oggi si sa, non è quello olista. Auguriamo alla S.ra Valsecchi e all’associazione Appim di sviluppare il programma iniziato, diffidando tanto dagli eccessi dello specialismo quanto dall’improvvisazione, tenendo tuttavia presente che la prescrizione dello specialista è comunque richiesta dalle norme deontologiche.
La signora Valsecchi ha pubblicato un’opera dal titolo “La Teoria di Occlusione Muscolare” (ed. Valsecchi, Milano 1993).