In foto, l’innervazione dei muscoli facciali proviene interamente dal Nervo Cranico VII il Facciale. Questo, dopo un decorso fuoriesce attraverso il foro stilomastoideo suddividendosi come una mano aperta in vari RAMI: Temporale, Zigomatico , Buccale Mandibolare marginale e il Cervicale (Enciclopedia medica italiana, Vol 13)
Che senso ha sottoporsi ad ortodonzia per ottenere una normocclusione, ovvero per portare la dentatura in un rapporto di prima classe (Angle) quale l’utilità, la postura risponde ad una impostazione muscolare e non ad una impostazione scheletrica? Poca o nulla.
Non è il morso scheletrico in se stesso che ci deve interessare, ma la posizione muscolare della mandibola nei confronti della mascella e per modificare questa posizione servono test muscolari uniti a capacità di impostare nuove fosse inferiori e gli stop.
I problemi nascono sì dai precontatti o dagli scivolamenti, dall’insufficiente dimensione verticale…è vero…ma è l’ orientamento muscolare della mandibola creato dai denti che è determinante e che deve avere precedenza assoluta.
Come facciamo a capire se la mandibola è in asse e in corretto bilanciamento antero-posteriore e latero-laterale con il mento al posto giusto?
Serve un metodo di controllo, fondato sulla tensione muscolare che irrigidisce i muscoli contrapponendo mandibola a mascella così da rendere evidenti i vuoti di contatto da colmare. Il metodo esiste ed è elementare, facile da condividere, perché si basa sulle simmetrie bilaterali.
Forse facendo ortodonzia per portare in normocclusione un morso scheletrico risolviamo la malocclusione? No.
A che servono le rilevazioni stabilometriche , la Tens , i piani di Camper e di il piano di Francoforte, le RX del condilo, i tracciati, le elettromiografie.
Non servono a niente, noi ne siamo la prova. Non per bilanciarsi, non come obiettivi e davvero nulla come diagnosi.
Ci raddrizziamo di schiena un poco per volta, solo riflettendo sulle sensazioni di contatto nella tensione muscolare, e modificando via via di conseguenza i contatti.
Siamo fortunati, chi l’avrebbe mai detto che lavorando sui decimi di millimetro saremmo riusciti a diventare finalmente diritti dopo una vita vissuta da asimmetrici.
Chi l’avrebbe mai pensato? Nessuno mai prima di APPIM ha collegato la postura ai denti.
Allora basta continuare a credere alle parole rassicuranti che ci invadono,
alle frasi vaghe e senza costrutto utili solo a confondere e a lasciarci nell’ignoranza loro.
Vogliamo risolvere una volta per tutte il nostro problema? Abbiamo tutti i mezzi sufficienti, le capacità fisiche e mentali per inoltrarci in questa faticosa avventura.
Cosa ci manca? La disperazione come molla e il coraggio forse di iniziare, ma una volta preso in mano trapano e resine, fatte le prime modifiche con successo, chi può dissuaderci dall’andare avanti senza remore?
E’ in gioco la nostra vita, la nostra salute e la nostra famiglia di malocclusi avrà bisogno del nostro aiuto.
A. Valsecchi 2008, 2015 appim – a cura di C. Morcone