
Certe posture e certe compensazioni, come le chiamano, quindi determinate strutturazioni, engramma, sono tanto pervasive e durano da tanti anni che poi la persona non si accorge di essere storta, praticamente non si vede..né lo vedono da chi si rivolge, ovvero, spesso capita che la verità viene fuori frammentariamente, a volte un paziente ci mette dieci anni a sapere qualcosa di concreto..con un percorso molto tortuoso..Non dovrebbe essere così.
Ci sono problemi di denti, problemi di blocchi fisici, problemi di patologie e problemi di occlusione. Eliminando il più possibile le questioni dei primi termini, la malocclusione, l’ingranaggio inceppato, resta sempre lì.
E’ un classico che terapeuta dice una serie di cose da cui estrapolare una certa situazione che appare vera, un altro poi fa apparire un’altra evidenza, e così via ad intessere una tela che è però la storia della propria vita…certo è chiaro nessuno può sapere tutto, e anche il modo in cui si affermano determinate cose è importante.
Ci può essere un professionista che appare sicurissimo eppure la terapia non lo sarà, terapie sospese dall’oggi al domani, dolori, vedersi più malocclusi di prima… e uno molto cauto che invece osserva attentamente tutto..o almeno ci prova con coscienza e quindi iniziare una relazione coerentemente adulta col paziente. A fronte di risultati. Sicuramente è a questi terapeuti che bisogna porre fiducia sul dopo Auto-Riabilitazione Appim…o sul prima se ve ne sia bisogno.
Io stesso mando e accompagno diverse persone da molti medici, terapeuti, riabilitatori… per capire con loro il percorso da seguire, per quanto mi è possibile, in amicizia. E da lì si comprende meglio il percorso da seguire. E’ fondamentale quindi che si “parli lo stesso linguaggio”. Non è un caso che l’incontro di maggio era proprio per determinate figure e coloro che hanno partecipato sono già state messe in una rete di reciproca comprensione. Certamente andranno “testati” nel tempo per la crescita comune. Non tutti hanno tempo per il bite tutti i giorni anche se tutti dovrebbero sforzarsi di modificarlo secondo test e formazione per avere i risultati nel minor tempo.
L’unico modo per fare in modo che il paziente sia consapevole ed autonomo è quello di creargli una rete di attori che lo aiutino nel suo essere protagonista, alla nomination e poi alla vincita del proprio Oscar, ovvero del premio, della chiave della sua Salute, non in un vagare continuo..Al paziente serve X e per arrivare a questo X ho bisogno di una serie di passaggi..Sia in prima persona (studio della teoria, auto-riabilitazione) che tramite terzi che siano messi al corrente del suo percorso. La rete, non può che intesserla l’appim istruttori, che dovranno avere a disposizione per ogni caso, il proprio percorso da seguire con tranquillità, visto che invece per i pazienti è tutto in salita mentre se non in discesa, raggiungere il proprio obiettivo dovrebbe essere a portata di mano per tutti almeno in linea retta.
Tutti coloro che lo vogliano seriamente.