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PERCHÉ FACCIAMO CIÒ CHE FACCIAMO E COME CAMBIARE IN MEGLIO COL BILANCIAMENTO

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A mio vedere, qualunque cosa io faccia in realtà, esiste sempre e solo una cosa sola che dovrei fare..e dovremmo pensare alla motivazione di quella azione e non un’altra..Mettiamoci in una situazione in cui uno sta facendo qualcosa di semplice, per esempio aprire o far aprire e chiudere la bocca e cessi improvvisamente di fare ciò che sta facendo allo scopo di chiedersi “Perché?”.

È ovvio che questa domanda semplice e non insidiosa può implicare conseguenze anche drammatiche quali ad esempio smettere di fare ciò che si fa, in quanto metto allo scoperto la ragione dell’azione, ciò che passa tra l’abitudine reiterata (senza pensarci su) e un’azione che abbia un filo logico, una causa o più cause e andando a ritroso continuando a chiedermi sempre il perché delle cose. È un agire meccanico, il primo, che si nota sovente.

Pensiamolo ad esempio in un contesto odontoiatrico…Pensiamo ad esempio ad un dentista che sta controllando sulla poltrona, ovviamente reclinata, con il paziente a testa riversa all’indietro dei contatti o precontatti allorquando mentalmente si  chiede il perché di tale azione e non conoscendo altro che questo modo di fare, nulla lo perturba.

Ma se inizia a chiedersi effettivamente la causa della sua azione, magari dopo aver letto il materiale APPIM, dopo aver discusso con un paziente attivo, ebbene l’azione del dubbio scientifico mette in crisi. Mette in crisi non solo l’errato controllo di oggi ma anche e più grave, l’errore perdurato nei decenni addietro. Infatti, quale scienziato, quale medico può ritenersi attuatore dei principi scientifici se non il mettersi costantemente fuori dai binari in cui l’abitudine la porta rimettendolo costantemente in una condizione di dubbio attivo? Chi non lo fa, non può ritenersi che mero esecutore di concetti senza più una realtà, una vera spiegazione, orfano della ragione.

Ebbene , il paziente risolto, il paziente attivo APPIM, attraverso le regole che sono dell’occlusione muscolare, determina di volta in volta, modifica dopo modifica, il perché senza scomporsi, in conformità alle stesse, in modo da aderire alla verità dei fatti e riabilitarsi completamente. Una modalità di approccio completamente differente dalla prima del dentista del primo esempio. In questo senso, paziente attivo e dentista, iniziano ad annullare le proprie distanze, perché rispondono allo stesso evento, con cognizione di causa sulle regole.
Regole semplici che implicano una complessità che è la complessità del corpo umano, la complessità del corpo umano maloccluso, sbilanciato. Essi infatti, non temono di crearsi categorie e linguaggio nuovo partendo da un linguaggio pensiero che non contempla o meglio non contemplava certe certe questioni fisiche sempre verificabili, come “Fosse, Stop, lateralità, precontatti, Effetto Tenaglia” . Cose semplici che devono essere date al paziente attivo in maniera diretta, affinché risultino lavorabili e modificabili di volta in volta, in maniera sempre più certa, migliorando di giorno in giorno.

Spiegato ancor più chiaramente, il bilanciamento mandibolare a livello sufficiente è proprio quello di connettere “la cosa” al “linguaggio”, dal concetto di precontatto ad individuarlo ed eliminarlo, dal concetto di Stop di Retrusione e saperlo percepire, limare o aggiungere, dal linguaggio all’azione e alla mano e tornare ad interpretarlo di nuovo con la mente che capirà dove e soprattutto come agire. 
È semplicemente ” la scuola del bite “ per ogni essere umano che conoscendo ed essendo sottoposto a queste regole naturali, fortunatamente le può modificare a proprio vantaggio. Se vi pare poco…
Buon bilanciamento

C. Morcone – appimlab amministratore 

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