
Chi tiene gli occhi bassi invece di guardare diritto la persona di fronte a sé non ha necessariamente la coscienza sporca. Gli occhi bassi non indicano vergogna, dispiacere, imbarazzo, paura, come in una sorta di “rifugio” distaccato o un disturbo evitante di personalità, una persona schiva.
E’ più probabile che soffra di malocclusione.
Se è vero come noi affermiamo che chi soffre di sbilanciamento di mandibola e di collo soffre anche di alterazioni di tipo nervoso, emotivo, è possibile che il fatto di sostenere uno sguardo disturbi piuttosto certe debolezze del carattere di derivazione essenzialmente fisica, che si senta scrutato da qualcuno che potrebbe individuarne i suoi reconditi pensieri pessimisti. Non dimentichiamo che la persona sbilanciata vive un’attività mentale e uno spettro di emozioni estremamente variabili, comunque squilibrate, che possono apparirgli come il proprio carattere, convincendosi di essere “cattivo”, “disturbato”, “nervoso”, e così via.. e invece non è proprio così. Sentirsi osservato e studiato, tanto quanto egli fa con gli altri, lo fa sentire a disagio.
Se tenere gli occhi bassi sembra una caratteristica di persone sfuggenti di una certa tipologia di malocclusione, bisogna comprendere come, cambiando occlusione, il carattere seguendo la nuova impostazione del corpo, cambia, in maniera abbastanza ovvia.
Non sono tanto i traumi negativi e le esperienze di vita, dato che chi abita in luoghi di guerra ed è sostanzialmente bilanciato di bocca, non soffre di tali problemi emotivi ma si adatta alle situazioni, qualunque esse siano pensando al meglio, sostanzialmente a vivere.
E’ sufficiente un bilanciamento muscolare di denti e quindi un corpo simmetrico per fare in modo che le nebbie di vittimismo e negatività, si dissolvano, tanto da rimuovere anche le esperienze negative, senza ripensare sempre al passato, senza rimorsi e sensi di colpa impropri. La coscienza, che ci differenzia dal resto del mondo naturale, per intenzionalità e creatività che si può ritorcere contro,non diventa più una questione o un problema.
Diviene più chiaro il quadro quando sappiamo che una Sensazione e la relativa rappresentazione è qualcosa che può diventare cosciente. La nuova sensazione di sentire contatti incoerenti, non bilanciati, per la prima volta in una bocca usata per decenni, genera sconcerto, si cade in una grande perplessità, non del test di controllo, quanto della manchevolezza del proprio mondo di sensazioni, così ovvie e così mute, fino ad ora.
E’ chiaro che il concetto di Coscienza nuova in un corpo rinnovato si può solo definire implicitamente e non esplicitarlo perché esso, come i concetti di Verità, Bene, Essere, presuppone la conoscenza di ciò che si esprime.
Come chi non ha uno stop di retrusione, una fossa corretta, uno spazio libero interocclusale, non può comprenderli ontologicamente, nella loro essenza, essi possono essere compresi pienamente solo da chi li percepisce, da chi li sente, dall’esistenza concreta, dall’evidenza.
Non per niente Aristotele stesso (Etica Nicomachea libro X, capitolo V) afferma con evidenza anche di Popper (La ricerca non ha fine p.197) che Ogni attività è resa più precisa dal rispettivo piacere che ne incorre nei risultati, mentre il dolore la danneggia, come il camminare rende maggiore e migliore il continuare a camminare nel piacere del movimento e il principale compito biologico della Coscienza è quella di risolvere i problemi pratici, ovvero come camminare bene e la postura, nel nostro caso, e quindi in questi compiti la mente umana da il meglio di sé, in queste fasi di alta concentrazione per le proprie finalità biologiche, asservendo alla persona e alla vita stessa. Questa sopperisce alla scarsa dotazione fisica rispetto agli animali.
La persona in questo caso, diventa e basta.
Bibliografia
Adriana Valsecchi – 9/12/2004 – Appim.it – Forum storico
Aristotele, Etica Nicomachea libro X, capitolo V,
K. Popper, La ricerca non ha fine, autobiografia p.197
R. Ferber, Concetti fondamentali della filosofia, 2003.
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