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MORIRE IN MARATONA E VINCERE NELLA VITA

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MORIRE IN MARATONA E VINCERE NELLA VITA

Immaginate un signore anziano ma sportivo di 82 anni, ex cancelliere abruzzese di Atessa; una persona disponibile e gioviale, che sapeva farsi amare e che attraverso il podismo si avvicinava agli altri, che ha partecipato a centinaia di gare e ad una decina di maratone di New York.
Immaginate che questo signore, che diceva sempre di voler “Correre finché vivrò”, che a pochi metri dall’arrivo della Maratona Dannunziana a Pescara in una insolitamente calda giornata di metà ottobre, si accascia lentamente e cade con la testa contro l’asfalto, quell’asfalto che conosceva così bene e che gli reggeva il peso fino a pochi istanti prima.
Molte persone se ne addolorano, viene sospesa la manifestazione, non si era preparati ad un evento simile. Si cerca di rianimarlo sul posto, poi elicottero, si porta in centro di rianimazione ma inutilmente, il cuore non risponde più.
Ora, è facile immaginare che il signor Duilio sia un vincitore, anche se potrebbe apparire diversamente. Sul web molte persone lo hanno criticato, a posteriori, perchè “Un vecchietto non dovrebbe andare a correre, in giro, dovrebbe stare in casa sul divano”, magari inebetito a controllare l’orologio ogni cinque minuti, ad aspettare che il tempo passi inesorabile, ad aspettare la fine delle giornate contando sugli orari dei tre pasti giornalieri, uno dei pochi momenti di vitalità che a tanti anziani resta, stare a tavola con la famiglia per poi tornare come tanti a guardare un programma tv per ore, magari a vedere uno di quei programmi dove il potente di turno si fa intervistare facendo promesse per sostenere economicamente le neomamme e i futuri nascituri, i bimbi che poi dovranno scontrarsi con un sistema sanitario che è allo sfascio, in dismissione, in perdita; un modo di fare in cui sicuramente il signor Duilio non ci si riconosceva minimamente, essendo egli un vincitore, pur non avendolo mai conosciuto di persona.

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Un vincitore perché a quell’età, dove tutti sono a fare la spesa col carrello, e a lamentarsi del tempo o ad arrancare un piede davanti l’altro, egli correva e sosteneva i giovani, correva da solo, correva in compagnia…correva.
Un vincitore perchè comunque si è parlato di lui, in un modo originale, ma comunque tutto l’intorno gli si è fermato e raccolto attorno.
Un vincitore perchè non conta tanto arrivare al traguardo ma, come sappiamo, fare il proprio cammino, un vincitore infine perchè ad osservare la bocca e la postura, viene facile da capire dove provenisse la maggior parte della forza dell’energia, certo magari non avrà avuto una occlusione perfetta ma una che “funzionava”. Ne conosco qualcuno di ottantenne che comunque conserva mente e corpo agile ed ovviamente con qualche contatto che sorregge in maniera corretta, dove l’armonia della bocca nei denti posteriori non è stata azzerata o ricostruita in maniera fantasiosa e illogica. Certo oltre all’occlusione c’è quella spinta interiore che ti fa diverso/a dagli altri, ma ognuno a suo modo lo è.
Immaginiamo e auguriamo quindi ai futuri riabilitati da anziani di poter arrivare a quel traguardo ed oltre, noi che invece, da malocclusi sintomatici, non abbiamo potuto contare sulla fortuna, sull’esperienza ma che abbiamo e stiamo percorrendo maratone all’interno e all’esterno del corpo, con una capacità di stare in piedi, di correre, di fare le cose quotidiane con la gioia di farle, e con la consapevolezza che una vita da persone realmente sane è sempre una vita che vale veramente la pena di essere vissuta.

© 2014  C. Morcone APPIM

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