
Incominciamo ad approfondire il senso di tante teorie illustrate nei Congressi che niente chiariscono, anzi.
1. La classificazione di Angle, introdotta nel 1899, che si basa interamente su relazioni morfologiche dei denti su un unico cranio, senza alcun riguardo all’articolazione temporo-mandibolare
Bocciata.
2. La manovra di Dawson ovvero la ricerca della Relazione Centrica e la sua localizzazione su un paziente sempre molto teso perché maloccluso è praticamente impossibile.
La letteratura suggerisce di parlare al paziente con voce dolce e monotona e contemporaneamente guidare la mandibola dalla posizione di massima apertura naturale alla posizione retrusa spingendo all’insù e all’indietro il mento con i due pollici… al che il paziente si oppone con tutte le sue forze.
Bocciata.
3. L’Arco Gotico ovvero l’uso combinato di una vite regolabile centrale e di un tracciante extra orale, che permetta di tracciare un arco gotico e il menisco deviante perché deformato sicuramente ne altererà il risultato.
Bocciato.
4. Sottili fogli di cera colorata molle scaldati leggermente e posti sui denti posteriori superiori o inferiori di entrambi i lati mentre l’operatore spinge i denti inferiori del paziente contro i denti superiori per localizzare il contatto prematuro e gli stop di retrusione che fine faranno con questa metodica ? Verranno come minimo molati.
Bocciati.
5. Le radiografie delle articolazioni.
Bocciate.
6. L’elettromiografia.
parimenti Bocciata.
7. Un altro parere firmato da un Gnatologo americano sull’abitudine a mordersi le labbra, la lingua e la guancia: “Il mordersi il labbro, la lingua e la guancia può provocare una malposizione dei denti e un disturbo muscolare e predisporre perciò all’occlusione traumatica. In tali casi, qualunque danno traumatico che ne risulti alle strutture parodontali può difficilmente essere considerato come prodotto direttamente dal mordersi il labbro, la lingua e la guancia…” E’ vero che il danno al parodonto non è creato dal mordersi labbro o guancia, però perché non imputare “questa brutta abitudine” invece ai contatti occlusali? E’ sufficiente un controllo con le cartine blu per identificare un contatto di retrusione troppo alto che determina l’aspirazione della mucosa della guancia oppure una fossa troppo profonda che parimenti determina l’aspirazione del bordo della lingua.
Potremmo continuare all’infinito e ci rattrista leggere a conclusione di tali proposte terapeutiche una frase di questo tipo:
“Sebbene una diagnosi fornisca l’identificazione dei disturbi incontrati, soltanto una conoscenza profonda dei principi alla base del disturbo e del giudizio clinico possono dare la certezza che venga effettuato un trattamento appropriato”.
La certezza, la diagnosi…quale certezza se chi agisce sul paziente non sa parlare di regole di occlusione e di test muscolari?
Siamo in mano a dei superficiali che non hanno mai fatto esperienza su se stessi prima di scrivere…non hanno mai dato alla moglie un Bacio mantenendo i denti stretti e le labbra a “O”. non si sono mai appesi ad un’asta verificando la forza muscolare derivante dalla chiusura delle mascelle; non hanno mai aspirato con la cannuccia una bibita, riflettendo sul primo contatto dentario; non si sono mai osservati allo specchio mentre sorridevano o si pettinavano; non si sono mai studiati mentre camminavano storti; non si sono mai guardati di profilo prima di indossare il cappotto facendo gli opportuni collegamenti tra postura e chiusura di denti.
A. Valsecchi 2008, 2015 – a cura di C. Morcone