
Una persona sbilanciata può avere arcate dentarie con fosse e stop che trattengono le cartine blu sia in intercuspidazione che in retrusione lasciando segni uniformi e gengive in ottimo stato: si tratta dello Sbilanciamento comunque “bilanciato” comune a tanta gente con un carico occlusale ben distribuito e accettabile;
Per chi si riabilita, in alcune fasi la mandibola può presentare invece segni poco uniformi e avere magari una o più fosse o qualche stop che non trattengono la cartina blu e quindi un carico non ben distribuito. Il problema non sono tanto i segni blu più o meno intensi lasciati dalle cartine; i segni certo debbono risultare, ma molto dipende dal tipo di saliva, dalla forma del dente e dalla qualità dell’osso o della resina, ma il problema presenta due aspetti :
– che i denti siano in contatto uniforme tra loro sia in fossa che lungo gli stop il che è importante per le gengive;
– che i denti risultino contemporaneamente e chiaramente in contatto sui due lati della bocca mentre fai i test di controllo: Sbarra (fosse), Rilassamento profondo (fosse e-o stop) e Coca Cola (stop di retrusione) il che significa che si è raggiunto il bilanciamento della mandibola dal punto di vista spaziale;
L’obiettivo finale è raggiungere sia il bilanciamento muscolare-spaziale che quello anatomico-occlusale ; per arrivare a questa ideale situazione che garantisce salute delle gengive e dell’osso di sostegno e l’ inclinazione corretta dell’atm bisogna eliminare per mesi e mesi sia
– il precontatto vero e proprio che
– il precontatto spaziale che
– la mancanza di sostegno;
Il dente “alto” scaturirà solo dai test di controllo, altrimenti è invisibile, esso cambia con il procedere del lavoro; oggi è un molare, domani un premolare. Rincorreremo il precontatto sulla base della sensazione, eliminato il quale ne troverai un altro fino al momento in cui la mandibola assumerà la sua definitiva inclinazione. Il precontatto classico è invece un’asperità che ti impedisce di occludere sugli altri denti; ma non è questo quello che noi intendiamo quando si accenna all’esistenza di un dente “alto” durante il test di controllo. il punto “alto” di fossa o di stop è indipendente dalla traccia leggera o pesante, ma dipendente dalla manovra di controllo e dal tipo di sensazione fisica, anche se in effetti si dovrà in linea di massima limare la zona scura e non le zone più chiare…certo il precontatto si evidenzia grazie alla traccia, ma sopratutto alla sensazione e al ragionamento sulla traiettoria di contatto con una propria geometria dettata dalla movimentazione di tutto il sistema.
La cosa importante è il controllo con le cartine, sono queste che debbono essere trattenute dai denti per dar garanzia che il contatto è sufficiente e il carico occlusale ben distribuito ciononostante la manovra di controllo evidenzierà sempre e solo un solo dente alto, mai due e quindi seppure in presenza di contatti uniformi si dovrà continuare a rincorrere il precontatto spaziale, altrimenti si resterà sbilanciati;
Se il contatto fosse effettivamente eccessivo, allora diventerebbe un precontatto che isolerebbe il dente, se fosse insufficiente, la cartina slitterebbe libera ma se tutte le fosse o tutti gli stop prendono in modo eguale la sottile cartina il contatto è considerato uniforme indipendentemente dalla traccia lasciata uniforme tanto da distribuire il carico al meglio;
Questa ultima fase sia del lavoro sul bite o poi sui denti deve avvenire lavorando su superfici più’alte del necessario; proprio perché le rettifiche di precisione richiedono molaggi minuscoli e diffusi e non spessoramenti;Si tratta di molaggi continui che abbasseranno l’altezza del morso, la caccia al precontatto dei due tipi durerà mesi e anni, perché richiede cautela per evitare gli errori che purtroppo avverranno. Il dente “alto” sarà sempre uno solo se saprai fare le manovre muscolari bene…alto in fossa o alto lungo lo stop; il dente “alto” appartiene comunque sempre all’emiarcata “alta”…il che non significa pero’ che anche sull’emiarcata “bassa” non si debbano risolvere dei problemi derivanti dall’Effetto Tenaglia.
© A. Valsecchi a cura di C. Morcone 2007, 2015.