
La persona malocclusa grave non si sente invalida (anche se lo è a tutti gli effetti): SI SENTE NORMALE anche se è storta, perché i denti la obbligano a trovare un atteggiamento muscolare ASIMMETRICO, ma comodo, adattato. Un maloccluso non può star diritto, perché significherebbe forzare oltremisura la postura, facendo riferimento su un solo dente, quello più alto di tutti alla prova della SBARRA, posizione impossibile da sostenere per più di cinque secondi, come ad esempio quando ci si mette in posa, diritti, davanti al fotografo. Quindi il maloccluso storto è comodo così, storto.
La DEPRESSIONE di un certo tipo è propria del maloccluso, come il pianto facile, la melanconia, i disturbi di personalità come le ossessioni e le compulsioni, gli atteggiamenti passivo-aggressivi fino alla doppia personalità. Essa è accentuata da situazioni difficili emotive ed economiche. Avanza come una marea, la Paura di vivere e ti sommerge; si trasforma in terrore, con gli attacchi di panico, la tendenza al suicidio, a scoppi di ira e accasciarsi esausti subito dopo, a rabbia eccessiva e immotivata. Deriva dall’azione di disturbo della bocca SBILANCIATA sui collegamenti nervosi ed anche ormonali. Il disturbo nasce da stimoli anomali e in eccesso che dalla muscolatura del corpo asimmetrico si propagano al cervello. E’ un disturbo che rientra immediatamente con l’inserimento in bocca di un bite ben bilanciato. Gli stimoli elettrici si normalizzano e la mente si acquieta. I pianti per un nonnulla scompaiono, e anche in occasione di tragedie famigliari le reazioni emotive sono sotto controllo. In pratica non si piange più. Si diventa forti psicologicamente, piuttosto coraggiosi, con i nervi d’acciaio, senza paure e timori “dell’altro”..Quindi non più ipersensibili e senza pelle, non più permalosi, non più difficili. Si diventa semplici, soddisfatti con poco, al contrario di prima.
Come si fa a decidersi per l’autobilanciamento o per ricorrere al Dentista? Bisogna avere male al viso o in bocca e recarsi dal dentista e accorgersi che modificando la dentatura vuoi con una capsula, una otturazione, una protesi i fastidi fisici si modificano ad ogni modifica compiuta in bocca (molaggio, spessoramenti, sostituzione di capsule). A questo punto il paziente attento incomincia a ragionare, e a concentrarsi sulle sensazioni provenienti dai contatti, ma non basta eliminare i precontatti, bisogna rialzare i denti in modo da raddrizzare collo e schiena, ed è questo è il vero merito dell’APPIM: i TEST MUSCOLARI.
Senza saper utilizzare i test, facendo le opportune modifiche sui denti posteriori per sentire contatti occlusali secondo le regole dei test, la schiena non si raddrizza e i disturbi di base non scompaiono del tutto, non si risolvono completamente..magari si acquietano per un po’ ma restano lì pronti ad agguantare. Quindi il dolore in bocca spinge il paziente dal dentista, il quale applicando i test e modificando i test in sintonia, darà benessere fisico e psichico al paziente, facendogli scomparire i malesseri che sappiamo. Solo che i Dentisti non conoscono i test e quindi il miracolo non avverrà mai, se non appoggiandosi ai medici nostri simpatizzanti anch’essi in fase di autoriabilitazione. La laterodeviazione della mandibola della quale si parla spesso non è la stessa cosa dell’asse di centrica deviato. Perchè? Noi vediamo la bocca sotto due aspetti. La mandibola fuori asse vede il labbro inferiore spostato rispetto a quello superiore e un orecchio che non percepisce il rientro dei legamenti del condilo nei meati. Il secondo aspetto è invece lo sbilanciamento tra lato destro e lato sinistro, pur essendo la mandibola in asse muscolare con la mascella. Tantissimi pazienti sono semplicemente sbilanciati tra dx e sx, mentre una piccola percentuale è anche fuori asse. Logicamente chi è fuori asse è sempre sbilanciato tra lato dx e lato sx e in direzione antero-posteriore, mentre chi è sbilanciato raramente presenta un mento fuori asse. Le prove muscolari sono Lo Sbadiglio per il fuori asse e il Bacio e la Sbarra per lo sbilanciamento semplice.
© 2014 A. Valsecchi (a cura di C. Morcone) – APPIM