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LA CENTRATURA DEI CONDILI ?

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crani museo di Genova
Foto originali Appim dei crani museo di Genova. Il cranio  in alto ha una qualità eccezionale, per densità peso e fattura. Presenta uno “sportello” che  in foto è aperto, rendendo perfettamente visibile in sezione  la mandibola, nervo mandibolare e denti.

LA CENTRATURA DEI CONDILI?

Riposizionare il condilo nella fossa glenoidea è un obiettivo senza senso. I condili di un maloccluso riabilitato non saranno mai e poi mai posizionati in posizione “centrata” nella cavità glenoidea, in quanto significherebbe riportare in sbilanciamento la mandibola.
Questo perché condilo e cavità si adeguano l’un l’altro negli anni della vita e a maggior ragione durante gli anni della malocclusione si deformano o si usurano per trovare “spazio” sufficiente tra di loro in modo da non ostacolare la movimentazione della mandibola seppur nello sbilanciamento.

Qualsiasi discorso quindi sulla centratura dei condili è fuori posto, in quanto un riabilitato avrà condili posizionati in modo asimmetrico se asimmetrico sarà stato lo spessoramento dei denti in corso di bilanciamento come è normale che accada.
Una dentatura si usura sempre in modo obliquo tale e quale una macina che lavora in diagonale e quindi gli spessori bilancianti sui denti inferiori saranno diversi da dente a dente e i condili seguiranno l’inclinazione nuova subita dalle superfici di contatto dei denti, rapportandosi in modo anomalo con le rispettive cavità, questo ammesso che le variazioni di pochi millimetri possano essere sufficienti per dare radiograficamente una prova dell’avvenuto riposizionamento.

Ogni precontatto eliminato oppure ad ogni spessoramento o molaggio del bite la mandibola tende a rapportarsi in un modo nuovo rispetto alla mascella e i condili seguono. Non possono fare altro. A fine bilanciamento sicuramente i condili avranno perso completamente la posizione iniziale nei riguardi della cavità che li conteneva e di certo non comprimeranno più, ma è possibile che siano inclinati in un modo ben diverso rispetto a prima, ammesso che li si possano vedere interamente.

Noi sappiamo troppo di occlusione, di regole, di terapia, di tutto ciò che riguarda controlli muscolari e contatti dentari per dover far finta di riconoscere la validità di altre terapie o di altre metodiche riabilitative. La nostra sicurezza deriva dai risultati che otteniamo modificando di poco l’arcata inferiore senza modificare in alcun modo quella superiore, purché cuspidata. La gnatologia non deve considerare l’allargamento del palato, gli interventi chirurgici in fossa o sui mascellari, le cause ascendenti se non in casi particolari, i problemi psicologici del paziente, le sue eventuali fobie, ossessioni, ansie e frustrazioni. Ecco alcuni esempi reali:

Nella foto in alto vedete come il ramo della mandibola e relativo condilo si sono portati in FUORI rispetto alla Fossa Glenoidea. Confrontateli con il cranio sottostante che presenta un condilo in rapporto normale con la cavità glenoidea. E’ il condilo che crea la cavità nelle prime decadi della vita della persona, ma è poi la tensione e contrazione muscolare del maloccluso che modificano i rapporti ossei. Questo è un cranio eccezionale e quasi unico tra le diverse centinaia di crani secchi custoditi nel Museo di Anatomia Umana di Genova. Osservate il condilo del cranio in alto: praticamente ha perso contatto con la fossa glenoidea, i denti sono estremamente usurati e la Dimensione Verticale (DV) dell’occlusione ha portato a questa compressione che ha deformato anche il ramo della mandibola. Eppure il condilo non si è usurato, forse perché lavora libero.

Così come non si è consumato quest’altro condilo pur dovendo il soggetto soffrire di contrazioni e tensioni create dall’assenza di denti posteriori. Ci chiediamo quindi a cosa servono le RX radiografie per rilevare una malocclusione sulla base dell’usura o dell’artrosi di un condilo quando i condili appaiono integri in bocche estremamente ed evidentemente problematiche? E la famosa  centratura dei condili  che significato ha? Alcuno.

Cranio museo di Anatomia, Genova.
Cranio museo di Anatomia, Genova.

La persona a cui apparteneva questo cranio  doveva essere una TERZA CLASSE o con un rapporto di Testa a testa, visto che la mandibola/condili non avevano spazio sufficiente per arretrare ulteriormente. Mancando di denti di sostegno posteriori, costui portava in avanti il mento come tutti coloro che non hanno fosse di ICP sulle quali chiudere.

condilo fuori

© appim
© appim

Quest’altra bocca in vita non poteva aprirsi. In evidenza nella seconda immagine il condilo e la Osservate come il condilo risulta saldato alla Fossa Glenoidea. Il soggetto avrebbe dovuto trovare un medico che gli sbloccasse la mandibola (sbilanciata), frapponendo tra le arcate uno spessore che distanziasse le arcate dentarie. Ma non ha fatto in tempo e non ne ha avuto l’occasione: eravamo a fine Ottocento. Noi invece abbiamo ora questa possibilità di risolvere.

 

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anatomia dell’ ATM

 
© appim
© appim

Osservate questo cranio solido di osso, pesante, bianchissimo di denti molto abrasi, eppure i condili negli anni non sono piu’ “centrati” nelle fosse come se la tensione muscolare e digrignatoria avesse deformato la forma di questa mandibola. Non potendosi usurare e deformare e mutilare più di tanto per compressione vista la solidità dell’osso, i condili si sono portati all’infuori; contrariamente a chi nel tempo conserva rapporti anatomici normali con le fosse nonostante lo sbilanciamento dell’ATM (articolazione temporo-mandibolare).

© appim
© appim

Come possiamo fare per determinare maggiormente questa situazione e verificarla subito? Con il test muscolare dello SBADIGLIO, per esempio. Le dita nelle orecchie, nei meati acustici, servono per la valutazione del rientro dei legamenti in simmetria, piuttosto che dei condili, visto che esiste una parete ossea che separa il meato acustico dalla cavità glenoidea.

E comunque l’eminenza articolare non influenza i condili nella loro movimentazione in quanto i condili ubbidiscono solo ai denti; al limite è il menisco che ostacola la movimentazione dei condili, non l’eminenza. Essa  può solo contribuire al locking, ma sono sempre i denti che determinano la posizione mandibolare nello spazio.

© 2014  A. Valsecchi  (a cura di C. Morcone) – appim

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