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CHI DI VOI HA DOLORI ORO-FACCIALI FORTI ANCHE AI DENTI, MA….

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<<Chi di voi ha dolori facciali forti e ai denti ..quasi da toglierli?e tutto che tira sotto il mento”, scrive una signora. “Il maxillo dice che non c’è niente”. Ha messo 3 bite inutilmente, dice. Una signora risponde “No a me ha aiutato tanto….”. >>
Dov’è la verità?

Quando le frasi iniziano col “Chi di voi…” in realtà non stanno chiedendo, aiuto o informazioni, stanno manifestando la loro insicurezza e incapacità di affrontare la situazione sconcertante. Vogliono soluzioni immediate a questioni complesse. Vorrebbero, andando su internet, dire ad un’altra persona da tutt’altra parte d’Italia che probabilmente ha un sintomo simile, “Tu sei come me, non sono sola nella malattia”…Cercando negli altri, proiettando, i loro problemi..Non risolvere. Almeno non immediatamente. C’è la ricerca di una affinità nel sintomo. Tipica della persona malocclusa. Come fare per aiutare coloro che si sentono di trovare altrove, addirittura su internet, la soluzione ai loro problemi ma che hanno paura ad accettarlo, per poi verificare e riabilitarsi? 

Dei medici non si fidano…A torto o a ragione…Dei consigli degli altri nemmeno. Pure se andrebbero valutati da chi provengono queste parole. C’è il bisogno di essere riconosciuti innanzitutto sofferenti e compresi in maniera pratica, non pietistica. Affidarsi ai pazienti riabilitati appim seguendo i consigli ed insegnamenti è una certezza perché chi ne parla o ha vissuto gli stessi sintomi oppure ha visto altri che ne avevano e sono guariti. È un bel passo in avanti, non c’è migliore affidabilità possibile. 

Per quanto possa aiutare un bite (inferiore e corretto) , viene limitato nella sua potenzialità se resta lì fermo oppure viene modificato con tempi e modi standard. Il bite sempre inferiore va bilanciato correttamente e frequentemente, non è un oggetto che può stare li fermo altrimenti o perde efficacia o può essere nullo perché non riabilita se i contatti muscolari non vengono riportati in una condizione ideale (realistica). L’esperienza di decenni anni di informazioni e formazione ci dà ragione.

Anche Patrizia S. conferma il fatto che un bite sbilanciato, che resta fermo in bocca come oggetto che dovrebbe agire e non agisce se non rialzando o male o lo stesso sbilanciamento oppure cercando da subito una occlusione ideale che non esiste al momento succede logicamente che: “Il fisiatra dopo alcune terapie mi ha detto di tentare dal dentista il quale mi ha messo un bite che non è servito a niente, anzi dopo un po’ ho accusato dei dolori al bacino”.  

Meglio sempre fidarsi di se stessi, della propria formazione fatta durante gli incontri e del tecnico di bilanciamento che insegna a ragionare in maniera collaborativa col proprio dentista di fiducia.

Carmine Morcone, tecnico di bilanciamento – appimlab 2018

 
 

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