WeCreativez WhatsApp Support
Sarò felice di rispondere ad ogni tua domanda!
Ciao, come posso aiutarti?

AVREI DOVUTO CONVIVERE CON ANTIDOLORIFICI E FARE OPERAZIONE: HO RIFIUTATO E COL BILANCIAMENTO HO RISOLTO TUTTO.

  • Home
  • AVREI DOVUTO CONVIVERE CON ANTIDOLORIFICI E FARE OPERAZIONE: HO RIFIUTATO E COL BILANCIAMENTO HO RISOLTO TUTTO.
Shape1
Shape2

cammini2

NEL MEZZO DEL CAMMIN DEL BILANCIAMENTO DI MIA VITA

Credo sia arrivato il momento della mia testimonianza del metodo APPIM dopo 4 anni di cammino. Ho voluto apporre un titolo per sintetizzare la mia situazione in modo da evidenziare che non sono arrivato alla fine e cioè al lavoro diretto sui denti, dopo quello effettuato sul bite. Credo comunque che quello che scrivo possa essere in qualche modo utile a tutti coloro che ci stanno lavorando e a coloro che restano ancora alla finestra ad osservare.

Ho la tenera età di 49 anni quasi in scadenza e sono venuto a conoscenza del metodo via internet 5 anni fa. 7 anni fa, invece, il mio fisico decise di farmi comprendere che il dolore alle anche (le cui avvisaglie sostanziali iniziarono intorno ai 22/23 anni), che assumeva contorni sempre più invalidanti, non era più stupidamente tollerabile. Praticamente mi fermai per strada, la gamba destra si rifiutava di muoversi se non con dolori atroci, arrivai alla macchina grazie anche all’aiuto di un ragazzo che si accorse che avevo un discreto problema. Questo durante fine novembre.

Aulin su Aulin la situazione tornò nel suo consueto fastidio cui quotidianamente ero abituato, giorno e notte. Presi appuntamento per una radiografia che ovviamente con la solita solerzia mi fu fatta per fine Gennaio successivo e nel frattempo andai da un fisioterapista che mi riassettò l’anca in quanto era uscita di posto. Il giorno di Natale alzandomi dal letto il problema si ripresentò, fortuna volle che avessi il cellulare vicino in modo da chiamare mio fratello perché altrimenti non sarei riuscito a metter i pantaloni e in qualche modo (cioè imbottito di antidolorifici) trascorrere quel giorno insieme.

Bene, diagnosi: artrosi e coxartrosi conclamata ad entrambe le anche, principio di ernia alla spina dorsale ed evidente differenza di lunghezza fra i due arti, gamba sinistra più corta, questo, evidentemente, fin dalla nascita. Andai da uno specialista la cui prima affermazione vedendo il referto e le lastre fu: “Ma come ha fatto ad avere una situazione di un 70 enne alla sua età?”. E che dovevo dirgli? Soluzione: antidolorifici da prendere quando il dolore diventa insostenibile e programmare intervento chirurgico.

L’antidolorifico non era l’Aulin, ma una bomba che aveva nelle sue indicazioni principali il morbo di Parkinson e me ne accorsi quella notte stessa dopo la prima pastiglia. Mi svegliai di colpo con una vena sul lato destro della tempia che martellava in modo pazzesco tanto da indurmi quasi a chiamare la guardia medica. Mi rifiutai di prenderne altri e confidai, nel mentre di decidere sull’operazione, nel lavoro del fisioterapista, sicuramente efficace, ma che notavo durava solo qualche giorno. Settimanalmente tornavo da lui e la situazione era di nuovo la stessa, quindi, manovra non proprio piacevole per riassettare la testa del femore e riequilibrare le due gambe (ma nessun discorso da parte sua sulla mia situazione mandibolare).

A febbraio trovai la APPIM. Decisi di prendere il libro sperando di trovare qualcosa di fattibile e non complicato. La cosa non si rilevò così; non credevo di trovarmi ad una testimonianza così dettagliata dal punto di vista medico ed intuivo che il lavoro sarebbe stato principalmente nelle mie mani, cosa che per il mio carattere rinunciatario mi preoccupò molto, anche per la programmata credenza che la nostra salute sia solo ed esclusivamente in mano ai medici e professionisti.
Mi prenotai per l’incontro di Rapallo per l’estate e poi con gran timore affrontai il problema di farmi fare un bite secondo le direttive APPIM. Speranzoso portai il libro dal dentista per spiegare che il tutto era destinato al seguire il metodo. Gentilmente mi chiese di poter tenere il libro per poterlo visionare, ma al ritiro del calco mi trovai in mano un bite superiore giustificato dal fatto “Che siamo abituati a lavorare su bite superiori”. Uscendo con 500 euro in meno in tasca e il pensiero in testa “Se il medico ha detto così vuol dire che il metodo non serve a nulla”, ebbi però una svolta a non abbandonare il tutto quando il pomeriggio iniziai a provare il bite ottenuto. Dopo qualche minuto in bocca non ebbi tanto una sensazione di fastidio quanto il lampante pensiero “Questa cosa non serve a un cazzo!”.
Il risultato comunque (e questo a causa del mio carattere) non fu di tornare a discutere animatamente cercando di farmi ridare i miei soldi e provare altrove, quanto andare lo stesso a Rapallo e semplicemente assistere. Da lì, sempre dopo un non poco rimuginare, decisi di chiamare Carmine e la soluzione fu di andare a Pescara per aver un bite come è necessario per poter affrontare il percorso.
Da lì in poi ho iniziato il percorso in cui sono da 4 anni ormai. Questa in sintesi la mia situazione pregressa.
La situazione di partenza della mia bocca: morso crociato sul lato destro e morso mega profondo (il rialzo che è stato necessario per il bite senza alcun’aggiunta mia di resina è di 8 mm a sx e 7 mm a destra), deviazione laterale a sinistra (ovviamente per la gamba più corta) della quale mi sono accorto nel percorso di bilanciamento (perché il bilanciamento “comunica”). Il morso profondo e la deviazione a sinistra ha comportato un gran deterioramento delle cuspidi e dello smalto, pur avendo, per fortuna mia, dei denti molto forti. Questo adesso è il problema notevole che mi trovo ad affrontare. Perché il lavoro sul bite non mi preoccupa più, dopo 4 anni di esperienza, ma affrontare il lavoro sui denti in queste condizioni mi crea enormi dubbi.
Ok, ma detto ciò, il metodo APPIM funziona o no? Lo consiglio o no?

La risposta è assolutamente SI indipendentemente che la mia situazione e decisione mi porti a convivere con un bite tutta la vita.
Non è che l’artrosi sia scomparsa; assolutamente è sempre lì, ho le lastre davanti agli occhi, le teste dei femori sono tutte rovinate, le anche sono sempre instabili e talvolta doloranti in particolare il lato destro che essendo il lato con la gamba più lunga resta il più carico, ma riesco a riassettarle da solo quando sento un po’ di dolore. Ma prima si trattava di un dolore continuo, ossessivo, giorno e notte, che impediva qualsiasi attività, blocchi alle spalle, al collo. L’unica forma di ginnastica era qualche esercizio a corpo libero che mi affaticava come una maratona.
Adesso riesco e sento il bisogno di fare ‘30/’40 minuti 4/5 volte a settimana con kettlebell da 6/8 kg., le mie spalle sono tornate dritte nonostante sappia e senta di avere una gamba più corta, non ho più toccato un antidolorifico. Ha significato tralasciare un’operazione assolutamente non semplice, con risultati mai permanenti a 43 anni e la distruzione dell’apparato digerente con gli antidolorifici e tutto questo lavorando su pochissimi centimetri nella bocca. Tutto questo non vale la pena di affrontarlo? Per me è testimonianza dell’importanza enorme del cercare di bilanciarsi e dell’utilità dell’APPIM.
E vengo ad alcune considerazioni sul percorso.
Si è creata in me, in questi ultimi anni, di forti cambiamenti a livello personale e quindi di grosso lavoro introspettivo (e in questo il dover lavorare in solitaria sul bite ha sinceramente contribuito) la convinzione che la nostra salute sia sempre il risultato dell’interazione sia di una componente spirituale/psicologica, sia biologica, nei suoi diversi aspetti. Ogni tipo di malessere riguarda queste due componenti, in misura maggiore o minore. Ognuna, però, ha le sue condotte e tempistiche pur restando assolutamente collegate. Questo dovrebbe portare in tutti una certa umiltà per dialogare senza troppo spesso credere fermamente di possedere la verità assoluta sulla utopica salute perfetta e gettare fango a priori su chi segue e persegue cammini differenti. Siamo creature straordinariamente complesse sotto ogni punto di vista, nel bene e nel male; simili, ma non uguali.
Gli effetti salutari del bilanciamento sono inequivocabili, al di là della situazione effettiva. Io consiglio a viva voce l’APPIM proprio perché, per la mia situazione complicata, non ho ancora completato il percorso. Ma se penso a quello che ho ottenuto con una gamba più corta, ossi logori e una profondità di morso da chiedere a uno squalo bianco se mi presta qualche dente quando periodicamente li cambia, mi considero mezzo miracolato perché non pensavo avrei mai più raggiunto un attimo di pace fisica ed immagino che non tutti hanno la situazione che ho io. Sicuramente, e purtroppo, alcuni l’avranno peggiore, ma altri assai meno complicata e che se affrontata, in particolare quando si è giovani, significa veramente cambiare vita al livello psico-fisico. Se ripenso che ho vissuto i miei anni di studio sullo strumento (in una posizione orribile), ma con dolori costanti che poi, dopo poco che studiavo, si estendevano alle braccia, capisco perché sono arrivato ad odiare il mio strumento dopo il diploma, tanto da non volerlo nemmeno vedere per mesi e i miei scarsi risultati e si parla dai 20 ai 30 anni.

Le domande classiche (e io me le sono poste tutte) dopo che si è letto qualcosa sull’APPIM sono, oltre alla prima, “Ma chi si credono di essere questi qua che non hanno manco una laurea in ambito medico?” (a cui ho già risposto prima: umiltà, e poi non ti vengono certo a suonare la domenica mattina a casa tipo testimoni di Geova, se vuoi, provi, se non vuoi, lascia stare senza screditare perché non hai provato quindi non sai nulla), la più importante sul piano pratico, “Figuriamoci se io ho il tempo, la pazienza e la voglia di stare lì ore, da solo ad impazzire con le manovre curiose, il trapanino e la resina, e se poi non ottengo nulla?” Ora, a parte il fatto che se non ottieni nulla, puoi smettere quando vuoi e avrai speso 200/300 euro per un bite e un altro centinaio per gli altri prodotti, se devi andare 4 volte al mese da un fisioterapista per 2/3 mesi e poi tornarci dopo altri 2 perché sei punto e a capo a 60/70 euro a volta…beh fate un po’ due calcoli..

Piccola parentesi: ho il massimo rispetto per la categoria (a prescindere che ci sono professionisti capaci e seri ed altri non proprio così) e lo dico proprio perché da due mesi ho riprovato un trattamento osteopatico qui a Piacenza proprio per avere un riscontro del mio percorso ed ho trovato un ottima persona, subito contenta di sapere del mio lavoro di bilanciamento e di quanto ha inciso positivamente sulla mia situazione e mi “obbliga” a fare gli esercizi a casa sempre indossandolo. Qualsiasi lavoro sulla postura a livello osseo e muscolare, come attività sportiva non può prescindere dal partire e confrontarsi conl’occlusione altrimenti la sua efficacia è sicuramente limitata, se non del tutto preclusa.
Io sono la persona meno adatta caratterialmente a seguire un metodo come l’APPIM essendo rinunciatario per natura e facilmente propenso all’incazzatura e mollare tutto appena se le cose non vengono subito come vorrei. Spesso mi domando come sono riuscito a mantenere tutta questa costanza per 4 anni. Beh, signori, quando inizi a sentire che i denti non sono degli ossi messi lì per permetterci di ingozzarci e capaci di far sparire uno stipendio con due sedute dal dentista, ma “strumenti” di una sensibilità ed importanza straordinaria e che tutto il corpo ne risente di un loro minimo assestamento, le energie a non mollare arrivano, soprattutto quando stai male da tanto, troppo tempo.

Però, le manovre vanno imparate e praticate con costanza, non sono immediate, ma un BACIO lo potete fare in qualunque posto siate, come uno sbadiglio o la coca-cola e se non siete al parco, ci sono sempre gli stipiti delle porte per la Sbarra, tutto fa.
“Ma io come faccio coi figli, marito, moglie, compagno/a, a mettermi lì su un tavolo e passarci ore?”. Capisco, o meglio no, dato che ho vissuto sempre da solo da quando sono uscito da casa dei miei, ma immagino che sia assolutamente complicato. Per me arrivare ad alzarmi in piena notte per limare un precontatto che non ti lascia dormire o farmi una tirata da primo pomeriggio a notte per ripartire da zero, non è stato piacevole, ma al limite, saltavo cena e rompevo le scatole ai vicini col trapano; però, dato che questo percorso si intraprende non come hobby, ma perché il malessere fisico ci chiama a risolverlo, credo che in un qualsiasi tipo di relazione sana e solida si possa comprendere che lo star meglio fisicamente vuol dire vivere meglio con chi amiamo e si riflette positivamente sulla qualità del rapporto.
Io se avessi avuto la forza e il coraggio di partire meno titubante e avessi visto più volte Carmine sono convinto avrei ridotto assai questo tempo di 4 anni per raggiungere il risultato di adesso. Ricordatevi che NON siete soli. Carmine è uno tosto, conforme perfettamente alle qualità della sua terra di origine, ti dice quello che pensa e te lo dice in faccia. Non c’è mai stata una volta che non abbia risposto ad un mio messaggio o chiamata, facendosi anche spontaneamente sentire per sapere come procedevo; le volte che sono stato da lui pur perdendo tutta una giornata non mi ha mai chiesto nulla in cambio preventivamente. 
Certo il percorso necessita di disciplina, tempo, pazienza, non va assolutamente iniziato pensando di risolverlo con un tocco di bacchetta magica e non sapendo affrontare i momenti di scoramento e frustrazione. Ma pur da “incompleto” quale è la mia situazione attuale, a tutti coloro che iniziano, vogliono iniziare, vorrebbero provare posso solo dire: “Coraggio, provate! E i migliori auguri!”

Paolo M. a cura di C. Morcone 2018 appimlab amministratore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Richiedi informazioni