
Una mandibola sbilanciata spazialmente, cosa significa?
Come prima cosa bisogna capirsi sul concetto di mandibola sbilanciata spazialmente … i test di controllo servono per rilevare il primo punto di contatto che chiarisce l’entità e il tipo di sbilanciamento…e anche solo osservando il viso del paziente si notano certe asimmetrie che denotano lo sbilanciamento senza bisogno di far aprire la bocca al paziente…
Ammesso di aver saputo individuare il contatto primo, bisognerà provvedere a:
Fatte queste premesse necessarie per chiarire i passi del bilanciamento spaziale, bisogna pensare che una mandibola deviata perché fuori asse muscolare lo è solo a causa del problema denti, anche se ogni malocclusione è un caso a sé. il menisco negli anni potrebbe avere subito danni irreversibili, soprattutto se il morso si è abbassato a causa dell’abrasione dei denti e anche del peggioramento dello sbilanciamento Latero-laterale…e la deformazione del menisco non è reversibile, anche se lo schiocco a bilanciamento avanzatissimo scompare.
Riportare la mandibola in asse muscolare presuppone un’azione di forza sul mento che deve essere guidato dalla mano inizialmente, e poi immediatamente controllato con i test muscolari. Questa rimessa in asse prevede che lo spostamento della mandibola e condili vada in direzione opposta al lato basso e il mento viene portato leggermente verso il lato alto.
Per sostenere questo spostamento (o torsione) si dovranno spessorare i denti bassi e naturalmente ritoccare anche quelli alti…i test di controllo sono sempre quelli: Bacio, CocaCola, Sbarra…e Rilassamento Profondo.
Non basta l’osservazione delle linee mediana; bisogna vedere se nel frattempo l’eventuale perdita di denti ha causato spostamenti.
Non basta centrare tra loro le labbra per avere garanzia di bilanciamento, anche se tra di loro comunque debbono essere centrate a fine lavoro. Il fatto stesso che i tavolati occlusali assumano rapporti anomali e che un lato abbisogni di spessori altrettanto anomali potrebbe non essere considerato ragionevole. Non entrare nella mentalità di gnatologi o dentisti…essere fuori dai loro schemi ( a meno che non accettino le regole del Bilanciamento muscolare che è l’unico funzionalmente accettabile perché provato da decenni sulle persone stesse in autobilanciamento).
Premesso tutto questo, una mandibola fuori asse o semplicemente sbilanciata, retta da muscolatura in tono, inizia il suo percorso da un piano comunque sbilanciato e tale potrebbe restare nonostante esegua un tracciato abbastanza regolare …se poi il menisco è deformato da anni di compressione, il movimento della mandibola nelle varie direzioni può essere impedito o interrotto da scatti…anche se questo dipende dal grado di apertura della bocca e quindi dall’abbassamento dei condili.
La controprova dei nostri ragionamenti sta comunque nei test di controllo, solo loro possono indicare lo sbilaciamento residuo.
Gli aspetti da considerare prima di dichiararsi soddisfatti sono i seguenti:
Una muscolatura che lavori in presenza di una mandibola scoordinata, che abbia perso la sua abituale impostazione oppure che lavori storta o a baionetta a causa di un menisco deformato che ostacola la sua apertura o comunque in presenza di una mandibola inclinata male per colpa dei denti, la movimentazione muscolare non può che essere sbilanciata se eseguita dal paziente…il paziente muove la bocca iniziando da un piano sbilanciato e niente può garantire che, muovendola liberamente, quella mandibola storta si muova su un piano bilanciato e si orienti e si stabilizzi su un piano muscolare adeguato nei confronti della mascella. considerando soprattutto che due mascelle non possono stabilizzarsi sul vuoto se da un lato mancasse spessore…Devono per forza adeguarsi l’una all’altra.
Come è possibile lavorare per impostare un mento corretto, delle Fosse al posto giusto e degli stop di Retrusione, e un’altezza dei denti molari in sintonia muscolare con i premolari come è possibile se non si usa almeno il test della Sbarra per le altezze posteriori e Bacio per le fosse e Coca Cola per gli stop?
© 2014 A. Valsecchi (a cura di C. Morcone) APPIM