
Solo noi, tutti insieme, medici pazienti risolti e tecnici, possiamo riscrivere l’Odontoiatria nei suoi aspetti di Occlusione, farla diventare risolutrice di tanti disturbi, e avviare una campagna di prevenzione, ragionando punto su punto, e stilando un protocollo.
In campo riabilitativo troppo poco si è fatto negli ultimi anni. Ancora nei Congressi ci si domanda se i disordini cervico-cranio-mandibolari ( DCCM ) sono o non sono legati a fattori occlusali oppure non si danno risposte con casi chiari, verificabili ma opinioni e scuole di pensiero. Sono essi legati a fattori occlusali?
Certo che lo sono. Come poterne dubitare? Ma ben altri e ben più gravi sono i disturbi legati allo sbilanciamento dentario.
Da quando l’uomo è comparso sulla terra la perdita di denti, i traumi, l’abrasione dentaria… e le conseguenti malposizioni mandibolari hanno creato masse di individui sofferenti. I risultati d’altronde sono visibili. È sufficiente guardarsi attorno: notare le schiene curve, le spalle asimmetriche, le teste e i colli inclinati in atteggiamenti non fisiologici, le personalità depresse. Tre adulti su cinque sono sbilanciati in modo evidente. Sette anziani su otto sono irrimediabilmente malocclusi. Una popolazione, malgrado tutto, attenta ai denti eppure sofferente; spesso “prigioniera” di una mandibola che non funziona; con disturbi in tutto il corpo che vengono difficilmente collegati alla bocca, oggi come ieri.
I denti sono l’impalcatura che sostiene la testa e il corpo, quando sono bilanciati. Essi sono ancoraggi essenziali per future riabilitazioni : non vanno estratti, non vanno devitalizzati. Estrarre i denti posteriori o ridurne le altezze verticali significa portare l’individuo ad un invecchiamento precoce e inarrestabile. Significa rendere inabile una persona e trasformarla in un peso per la famiglia e in un costo per la comunità. Corpo e psiche sono un tutt’uno strettamente collegato: il malessere fisico influenza il soggetto deprimendolo anche psicologicamente. La mandibola sbilanciata invece, se non duole a livello del viso, non influenza la psiche a livello conscio, Essa lo fa a livello inconscio, alterando la personalità o meglio caratterizzandola e non sempre deprimendola; anzi, facendole a volte perdere il senso della misura.
La contrattura del collo nel maloccluso, deviando la meccanica funzionale del rachide, disturba infatti la trasmissione degli impulsi nervosi; determinando una serie di microtraumatismi sulle strutture nervose del midollo spinale nel tratto cervicale durante i movimenti della testa. Il midollo risulta suscettibile, essendo contenuto in un canale ancora più ristretto del normale in conseguenza dell’alterata postura. Anche la vascolarizzazione e l’ossigenazione ne risultano compromesse, associandosi quali fattori lesivi. Le alterazioni a distanza nei settori cerebrali però non sono dolorose, in quanto nel cervello non vi sono terminazioni dolorifiche. Ma pur tuttavia certe zone cerebrali e le funzioni che esse svolgono vengono colpite, benché in modo differente da individuo a individuo, visto che centinaia sono le interconnessioni e le possibilità di reazioni nervose a catena.
Ma quando queste compressioni raggiungono la schiena, le braccia, le gambe, provocano fastidi dolorosi. Tutto il corpo dunque è coinvolto; l’individuo risulta alterato nella sua globalità, essendosi alterato il sistema nervoso centrale e quello periferico. La compressione cervicale (sia essa evidente o meno) rappresenta dunque una strozzatura delle vie della trasmissione che influenza le zone preposte all’attività mentale e al coordinamento dell’attività fisica che dagli impulsi nervosi traggono vitalità. Non bisogna permettere alla mandibola e al collo sbilanciati di compromettere o disturbare le funzioni del midollo spinale, anche se in effetti non avviene sul midollo una compressione diretta come nell’ernia discale. Certo, alcuni disturbi creati dalla malocclusione sono abbastanza comuni in tutti i malocclusi; ma altri non lo sono. Dipendono dal tipo di danno che si è creato; dalle connessioni anomale o dalle interazioni che si sono verificate in una struttura nervosa così complessa come il corpo umano; indipendentemente dalla gravità e dal tipo della mal occlusione stessa. I percorsi di certi stimoli e i loro collegamenti sono tortuosi e non sono così chiari ancora; ma tuttavia esistono. Il danno predominante (mentale e fisico) è generalmente uno solo: l’ansia piuttosto che l’aggressività…spesso con alti e bassi molto rilevanti, la depressione piuttosto che la timidezza eccessiva, il dolore al collo piuttosto che alla schiena… la pesantezza alle gambe piuttosto che il fastidio al basso ventre o al colon…e così via.
I problemi fisici e mentali si possono accentuare se peggiora l’inclinazione dell’articolazione temporo-mandibolare. Il soggetto però vede certe sue caratteristiche fisiche e mentali come facenti parte della sua personalità; senza immaginare che un bilanciamento mandibolare potrebbe modificare il suo carattere, la sua postura, oltre che liberarlo dai disturbi fisici.
Si tratta dunque di danni reversibili. Permarranno solo le deformazioni anatomiche sviluppatesi negli anni delle compressioni e delle infiammazioni, senza però che esse dolgano né che peggiorino ulteriormente. Si potrebbe dunque sostenere che il corpo umano è influenzato nei suoi equilibri dalla mandibola malposizionata sia essa in attività o in riposo. La mandibola impone al corpo l’atteggiamento scheletrico; oltre a caratterizzare la personalità, l’espressione del viso, degli occhi ecc.La mandibola invece è influenzata nei suoi equilibri solo dalle altezze dei denti.
Questi ultimi sono un ingranaggio delicato che permette allo scheletro e ai muscoli di funzionare armoniosamente se l’ingranaggio dentario non viene manomesso. I denti non sono stati concepiti a caso, non vanno stravolti e i denti non vanno “inventati”. Non c’è bisogno di modificare ciò che è già stato concepito bene dalla natura. I denti non sono birilli con i quali giocare. Ogni cuspide di appoggio superiore, ogni versante di guida ha un motivo di esistere. Ma le altezze devono essere adeguate alla movimentazione muscolare equilibrata dell’Atm. E questo è il compito del dentista.
È inutile cercare soluzioni riabilitative complicate, le “rivoluzioni” si possono fare utilizzando delle metodiche semplici. La natura ci ha dotato fortunatamente di un meccanismo di verifica insito nella muscolatura masticatoria stessa. Abbiamo muscoli appaiati, bilaterali e simmetrici all’interno dei quali si posiziona la mandibola. Impariamo ad usarli spesso nelle manovre; giusto per verificare il livello del nostro bilanciamento mandibolare. La muscolatura in tensione e in rilassamento pongono l’ATM in bilanciamento spaziale. I due stati muscolari (opposti) danno lo stesso risultato. Quale migliore controprova? Magari tutto il corpo avesse in sé il metodo di controllo delle proprie funzioni!
Bisogna dunque che i dentisti si preparino ad affrontare le necessità dei pazienti, i quali capiranno se il medico adotta un sistema riabilitativo coerente con le sensazioni muscolari o se procede alla cieca. Il successo del lavoro odontoiatrico passa dalla manovre di controllo del bilanciamento. Il dentista deve saper riconoscere una mal posizione in pochi secondi e individuarne l’inclinazione per non abbassare erroneamente l’emiarcata “bassa”. Non si può dare al paziente una situazione occlusale che vada contro le simmetrie muscolari. Significherebbe avviarlo verso una maturità difficile, verso una vecchiaia dolorante.
L’anziano del futuro deve essere attivo, equilibrato e forte; ben diverso da quello che spesso vediamo oggi per strada.
Tutta questa popolazione sana ma malocclusa e quindi piena di disturbi altrimenti impossibili da curare non puo’ essere ignorata.. che facciamo dunque? Voltiamo loro le spalle, ci rinchiudiamo in un clima di indifferenza?
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